I mondiali FIFA sono stati (giustamente) travolti da numerose polemiche, tra le quali il costo esorbitante dei biglietti.
Si è pigramente accennato al “modello americano” del pricing dinamico dei prezzi, usando come esempio il campionato NFL.
Perchè è sbagliato parlare di modello americano?
Perchè la NFL è un’eccezione anche all’interno delle leghe professionistiche sportive degli USA.
La crescente popolarità del football americano, in primis negli stessi USA, è per gran parte dovuto alla scarsità del prodotto che offre. Scarsità che si è rilevata perfetta per il mondo di informazione 24/7 e dei social che è sorto negli ultimi 20 anni.
È uno sport perfetto di cui parlare, da sovra-analizzare, per giocare fanta campionati, su cui scommetere.
Per ora la stagione regolare è composta da 17 partite (diventeranno 18 prima o poi) che si traducono in 8/9 partite in casa (anche meno quando in caso di trasferte all’estero).
Tutte le partite della NFL sono importanti.
Con questo numero esiguo, quando la squadra va mediamente bene, si può di fatto dettare il prezzo dei biglietti. Oltre al fatto che la NFL può dettare legge sui compensi dei diritti televisivi.
Il Baseball (MLB) e la NBA hanno sempre puntato aulla quantità di partite: 162 per il baseball, 82 per l’NBA oltre playoff sempre più prolungati. Un numero considerato eccessivo (specie nella NBA), dove solo le partite delle fasi finale dei playoff diventano “mustsee”.
Il mondiale FIFA favorisce la scarsità col fatto di disputarsi solo una volta ogni 4 anni. L’aumento delle squadre a 48, diluisce molto la fase dei gironi con molteplici partite in una sola giornata. La fase a eliminazione diventerà (forse) “mustsee”.
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