Kyler e Geeno

Alla fine Kyler Murray è finito ai Vikings.

Minnesota pagherà solo 1,3 milioni dei 36,8 milioni di dollari di stipendio previsti per il 2026, con il resto a carico degli Arizona Cardinals. L’accordo prevede inoltre che i Vikings non possano applicargli il franchise tag o il transition tag nella prossima offseason, garantendogli così la strada verso la free agency.

A Minnesota, Murray troverà probabilmente il miglior cast di supporto della sua carriera: lavorerà con il coach e play-caller Kevin O’Connell, il tight end T.J. Hockenson e i ricevitori Justin Jefferson e Jordan Addison.
Ovviamente lui ha espresso grande entusiasmo per il nuovo inizio, rivelando anche un legame sentimentale con la franchigia: da bambino aveva giocato in una squadra giovanile chiamata “Vikings” ed era un vero tifoso dei Minnesota Vikings, tanto da versare lacrime genuine per l’intercetto di Brett Favre che costò alla squadra la finale NFC del 2009 contro i New Orleans Saints.

E i Jets?… alla fine si riprendondo Gino…

Geeno Smith ritorna alla squadra che lo aveva scelto al secondo giro del draft nel 2013.
Si è detto fiducioso — senza essere arrogante — di poter offrire un miglior sé stesso rispetto agli anni a Seattle, dove si era guadagnata la convocazione al Pro Bowl nel 2022 e 2023.
L’ultima stagione con i Las Vegas Raiders (3-14) è stata invece deludente, record negativo di intercetti — 17, il peggior di tutta la NFL.

Smith ha ricordato la sua travagliata storia con i Jets: da starter nelle prime due stagioni, aveva perso il posto nel 2015 dopo essersi rotto la mascella in seguito a un pugno di un compagno di squadra durante il training camp. Nonostante tutto, ha dichiarato di sentirsi “tornato dove apparteneva” e di voler chiudere la carriera proprio come Jet.

Smith ha elogiato il talento offensivo della squadra, citando Garrett Wilson, Breece Hall, Mason Taylor e Braelon Allen, e si è detto entusiasta di ricongiungersi con il vecchio compagno Demario Davis, di recente approdato anch’egli ai Jets con un contratto biennale da 22 milioni di dollari.

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