Per simmetria…
Sam Darnold ha avuto una carriera particolare.
Difficilmente i quarterback riescono a raggiungere il proprio potenziale nella seconda fase della carriera, soprattutto se come lui sono stati scelti nel draft molto in alto (terzo nel 2018… dai Jets).
Di solito o eccellono o falliscono subito o al massimo si assestano come qb non titolari, panchinari o journeyman (Andy Dalton è l’esempio per eccellenza). Quest’ultima strada sembrava proprio la sua: scelto dai Jets, vive 3 stagioni di alti e bassi… non viene rinnovato il suo contratto e viene spedito ai Panthers dove alterna 2 stagioni tra titolare e panchinaro. Finisce l’anno successivo ai 49ers per fare il veterano scalda posto del rookie Trey Lance, ma a sorpresa, un altro rookie Brocchetto Purdy, gli ruba il ruolo di starter.
Nel 2024 finisce ai Vikings, con un contratto di un anno, come panchinaro dietro al rookie McCarthy, che però si infortuna e gli lascia strada libera. Conduce i Vikings ad un ottima stagione con il record di 14-3, ma perde molto malamente le ultime 2 partite ed esce rovinosamente al primo turno dei playoff. Al che invece di essere confermato torna free agent e casca nelle mani dei Seahawks senza Gino Smith che segue ai Raiders Pete Carrol… e alla fine vince il Superbowl…
Darnold, rimane un qb di seconda fascia… non è tra i primi 5 a livello atletico o a livello tecnico… non è Mahones, non è JoshAllen, non è Lamar.. e potremmo elencarne molti altri prima di arrivare a lui.. ma, ora che è un veterano, è estremamente solido. E se si ha una squadra eccellente alle spalle può bastare a vincere in un anno senza un chiaro favorito.
Nel Superbowl non ha fatto cose eclattanti. Le difese hanno dominato, però, rispetto a Draghetto, ha resistito alla pressione del momento e del pass rush dei Patriots. Non ha fatto grossi errori e in quei pochi momenti dove c’era da fare una giocata l’ha fatta.
Quindi, come hanno giustamente commentato le importanti testate sportive americane, complimenti alla sua “resilienza”.
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